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Intolleranze alimentari più comuni in aumento: cosa dicono gli studi a riguardo?

Donna che soffre di diverse allergie alimentari

L’assunzione di alcuni tipi di alimenti può costituire una vera minaccia al proprio benessere se si soffre di intolleranze alimentari. Negli ultimi decenni i dati raccolti dalla comunità scientifica evidenziano come ci stiamo trovando di fronte ad un notevole aumento di casi di pazienti che presentano reazioni avverse dopo aver assunto particolari tipologie di cibi, con entità di reazione più o meno gravi. Secondo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) le intolleranze alimentari più comuni ad oggi sono l’intolleranza al lattosio, la celiachia e il favismo.

Chi soffre di una particolare intolleranza deve cercare di evitare rigorosamente quegli specifici alimenti che scatenano una reazione nel proprio organismo, come ad esempio alcuni tipi di cereali, latte e derivati, piselli e fave, noci o altra frutta a guscio, ecc.

Ciò ha un impatto davvero determinante nella vita della persona, in quanto ogni volta che desidera consumare un pasto deve esaminare attentamente l’elenco degli ingredienti di ogni prodotto per garantirne la sicurezza. Questo ovviamente può causare un disagio non indifferente in molti individui, così alcune associazioni nate proprio per essere portavoce nella ricerca su particolari intolleranze hanno aperto la possibilità di richiedere un supporto psicologico gratuito (come ad esempio l’Associazione Italiana Celiachia).

Celiachia: informazioni e statistiche sui nuovi casi

La celiachia è una condizione autoimmune in cui il sistema immunitario reagisce negativamente al glutine, una proteina presente principalmente in grano, orzo e segale. Le persone affette da questa intolleranza alimentare devono evitare rigorosamente il glutine per tutta la vita, così da non incorrere nell’insorgenza di problemi di salute che possono variare da una sintomatologia blanda e comune (crampi, debolezza muscolare, formicolii, gonfiore alle caviglie, dolori ossei, facilità alle fratture, alterazioni cutanee, afte, disturbi psichici, anemia) a diagnosi ben più serie come tumori intestinali e infertilità.

Dati statistici

“Dal 10° Convegno Annuale di AIC arriva la conferma che la malattia celiaca è in aumento (…): in Italia sono 233.147 le persone celiache ma, con una prevalenza della malattia che si conferma al di sopra dell1%, si stima che siano circa 400.000 a non aver ancora ricevuto una diagnosi corretta.” (Comunicato Stampa del 26 ottobre 2022)

Dall’analisi dei dati 2021 presente nella Relazione annuale al Parlamento sulla Celiachia, pubblicata ad aprile 2023 dal Ministero della Salute, emerge inoltre quanto segue:

  • In media in Italia ogni anno vengono effettuate circa 9.000 diagnosi, con una prevalenza della malattia del 0,41%;
  • Dai dati del 2021 in Italia risultano diagnosticati 729 celiaci, di cui il 70% (168.385) appartenenti alla popolazione femminile ed il restante 30% (73.344) a quella maschile;
  • Solo l11% dei celiaci diagnosticati ha più di 60 anni.

Possibili ragioni dietro l’aumento della popolazione con celiachia

Nonostante non ci siano ancora risposte certe alla domanda “perché ci sono sempre più celiaci?”, possiamo dare alcune idee ai nostri lettori in merito a quelle che sono le ipotesi più accreditate.

Illustrazione cartella clinica per controllo medico

Iter diagnostici sempre più strutturati: non è chiaro se il numero di persone celiache sia oggi effettivamente maggiore rispetto al passato semplicemente perché anni fa non si aveva una chiara idea di questa malattia e molti casi passavano inosservati. La modalità di lavoro che porta attualmente alla diagnosi è molto più specifica e permette tempi nettamente più rapidi, anche se ancora migliorabili. In ogni caso, avere una maggiore conoscenza della celiachia sia a livello medico che tra la popolazione consente di intervenire con la diagnosi in caso di sintomi sospetti ed è anche per questo che il numero di diagnosticati è in aumento.

Illustrazione alimenti a base di carboidrati

Variazioni nella dieta mediterranea: nella prima metà del ‘900, complici le guerre e una globalizzazione ancora agli albori, la dieta mediterranea era perlopiù costituita da frutta e verdura. L’aumento del consumo di carboidrati ha portato non solo ad una maggiore sollecitazione del sistema immunitario di ciascuno di noi verso tali alimenti, ma anche ad una richiesta di grano enormemente aumentata a livello globale. Ciò ha fatto sì che le coltivazioni diventassero intensive e modificate geneticamente: il grano della varietà Cappelli è stato sostituito nel 1974 da uno “nano” battezzato come varietà Creso, con cui si prepara oggi il 90% della pasta, pane, dolci, pizze, e salumi venduti in Italia. Questa modifica ha apportato però dei cambiamenti nella gliadina, la proteina che genera in soggetti predisposti i problemi della celiachia (fonte).

Altri fattori ambientali: l’inquinamento e lo stress possono avere un forte impatto sul sistema immunitario e contribuire all’aumento delle intolleranze alimentari, compresa quella al glutine. Si pensa inoltre che alcune infezioni virali e la quantità di glutine introdotto durante lo svezzamento possano avere un ruolo importante nello sviluppo della celiachia, anche se non esistono dati definitivi.

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